Bioraria, la tariffa bluff 'boicottata' dalle rinnovabili. E il risparmio serale non c'è più

in Soldi
Accendo la lavatrice di sera, così risparmio? Se un tempo poteva essere vero, adesso non lo è più. O meglio, il beneficio nella bolletta di un consumatore attento alla tariffazione bioraria è pressoché nullo, meno dell'1 per cento.
A denunciare per primo la 'beffa' è stato Giulio Meneghello su Qualenergia.it, che punta il dito sullo strano fenomeno che colpisce il mercato dell'energia. Il giornalista spiega perché la differenza di prezzo tra l'elettricità nella fascia diurna lavorativa, la cosiddetta F1, e nelle fasce serali, notturne e festive, le F2 e F3, è sempre più ridotta, mentre fino a pochi anni fa lo scarto registrato alla Borsa elettrica arriava al 30%. "Le cause vanno cercate nell'esplosione del fotovoltaico, che ha tagliato il prezzo dell'energia durante il giorno, e nella reazione dei produttori da fonti tradizionali che, si presume da più parti, per rifarsi dei guadagni che il solare sottrae loro di giorno stanno facendo schizzare verso l'alto il prezzo nel picco serale".

La tariffa bioraria nasce per legare il risparmio alle abitudini di consumo dell'utente e viene applicata dall'Autorità per l'Energia elettrica a partire dal 1° luglio 2010, a coloro che non hanno aderito alle offerte del mercato libero e sono dotati di nuovi contatori elettronici. Ovvero a tutti coloro che hanno un contratto di fornitura di energia elettrica alle condizioni stabilite dall'Autorità, cioè a chi non ha deciso di cambiare il proprio fornitore di elettricità.

L'idea all'origine è buona, poiché la migrazione dei consumi su fasce orarie meno 'gettonate', oltre ad alleggerire (seppur di poco) la bolletta del consumatore, avrebbe portato benefici all'ambiente riducendo le emissioni di CO2 e un contenimento delle spese per il combustibile. A patto che l'energia "serale" avesse mantenuto dei costi ridotti.

Oggi non è più così, dal momento che la produzione energetica da fonti rinnovabili si è imposta sul mercato offrendo forniture importanti a prezzi contenuti proprio nella fascia diurna, a scapito dell'energia da fonte convenzionale, che cerca di rifarsi la sera alzando il prezzo del kwh.
Spetta ora all'Antitrust di verificare se la pratica sia corretta o meno. Intanto il consumatore paga.