Pensione, i nuovi coefficienti tagliano l'assegno

I coefficienti di trasformazione 2013 per il calcolo delle pensioni penalizzano chi smette di lavorare prima dei 65 anni. La tabella con le differenze

Pubblicato il in Soldi

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Dal 2013 chi andrà in pensione prima dei 65 anni avrà un assegno più basso. E' l'effetto dei nuovi coefficienti di trasformazione da applicare nel calcolo col metodo contributivo, appena pubblicati sulle Gazzetta ufficiale. Sarà invece "premiato" con una pensione più alta dell'attuale chi smetterà di lavorare tra i 65 anni e i 70 anni. Un'applicazione ferrea del principio contributivo "più versi, più prendi".

I coefficienti di trasformazione sono le percentuali di rivalutazione da applicare al cosiddetto "montante contributivo", ovvero l'ammontare dei contributi versati nel corso della vita lavorativa, per determinare la rendita previdenziale. I nuovi coefficienti, che hanno validità per un triennio, dal 2013 al 2015, "allungano" l'età lavorativa di 5 anni rispetto a quelli attualmente in vigore approvati  nel 2010. Al posto di un'unica finestra d'uscita, tra i 66 e i 70 anni sono previsti coefficienti crescenti che significano un trattamento pensionistico migliore per chi va in pensione più tardi.

VECCHI E NUOVI COEFFICIENTI

Età
Coefficienti 2010-12Coefficienti 2013-15Differenza
574,42%4,304%-0,116%
58
4,54%4,416%-0,124%
594,66%4,535%-0,125%
604,80%4,661%-0,139%
614,94%4,796%-0,144%
625,09%4,940%-0,150%
635,26%5,094%-0,166%
645,43%5,259%-0,171%
655,62%5,435%-0,185%
665,62%5,624%+0,004%
67
5,62%5,826% +0,206%
68
5,62%6,046%+0,426%
69
5,62%6,283%+0,663%
70
5,62%6,541%+0,921%

Come si vede la differenza è negativa per chi va in pensione prima dei 65 anni. Cioè dal 2013 l'assegno calcolato col metodo contributivo sarà più basso rispetto a ora (e la perdita è addirittura maggiore a 65 anni che a 57). La differenza diventa invece positiva a partire dal 66° anno: questo perché i coefficienti precedenti si fermavano a 65 anni e i nuovi invece crescono progressivamente fino a 70 anni.

Secondo i calcoli del Sole 24 Ore, su un montante di 300mila euro, la differenza in termini assoluti è notevole: chi l'anno prossimo andrà in pensione a 65 anni prenderà 555 euro in meno all'anno rispetto a oggi. Chi invece deciderà di aspettare i 70 anni prenderà 2.760 euro in più.

I RISCHI DELL'ATTESA

Per contro, l'attesa può essere penalizzata dall'andamento della crisi economica. Prima di applicare i coefficienti di trasformazione, infatti, il montante infatti viene rivalutato in base all'andamento del Pil degli anni precedenti. Il ministero ha confermato per il prossimo triennio un tasso di sconto dell'1,5% corrispondente alla variazione media del Pil dal 1990 al 2007. Sono stati volutamente tralasciati gli anni successivi al 2007 considerati "anomali" per via della crisi. Ma se la ripresa non arriverà i tassi di crescita vicini allo zero incideranno negativamente anche sul calcolo delle pensioni. (A.D.M.)