Dichiarazione dei redditi, ristoratori e gioiellieri guadagnano meno dei dipendenti. La classifica

in Tasse
Una fotografia della ricchezza strana ma non insolita, quella che esce dalle dichiarazioni dei redditi degli italiani. O meglio degli italiani che lavorano in proprio - commercianti, artigiani, professionisti, lavoratori autonomi - e che sono soggetti ai cosiddetti "studi di settore". In base ai dati della dichiarazioni 2011, appena diffusi dal ministero dell'Economia, nel 2010 queste categorie hanno guadagnato - o meglio, dichiarato - un reddito medio di 27mila euro, il 3,1% in più rispetto all'anno precedente. Ma a fronte di categorie che alzano decisamente la media - come i notai, i più ricchi, con 318mila euro all'anno - c'è una lunga schiera di commercianti e artigiani e altri lavoratori autonomi che in basa alle dichiarazioni vivono sulla soglia della sussistenza, con redditi inferiori ai 10mila euro. Nettamente meno del reddito di un lavoratore dipendente che nello stesso anno ha guadagnato 19.810 euro.
LA CLASSIFICA DEI REDDITI

Una disparità che lascia perplessi e può essere spiegata da vari fattori. Sicuramente c'è la crisi economica che ha colpito molte attività professionali e commerciali, contraendo i fatturati. Ma va anche considerato che per i lavoratori autonomi molte spese rientrano tra quelle strumentali, cioè riferibili all'attività lavorativa, e quindi deducibili da reddito imponibile. In ultimo, va considerata "l'onesta obbligatoria" dei dipendenti che vedono le proprie tasse prelevate direttamente dalla busta paga e non subiscono, come a volte capita agli autonomi, la tentazione del nero...

Il business è sempre più in mano di pochi

I contribuenti soggetti agli studi di settori sono circa 15mila in meno rispetto al 2009. Una riduzione dovuta al saldo negativo nel numero delle partite Iva - altro effetto della crisi - e dal passaggio al regime dei "minimi", che agevolava i redditi più bassi.

Un altro dato interessante viene dalle dichiarazioni Iva. Nel 2011 ne sono state presentate circa 5 milioni l'1% in meno rispetto all'anno prima. Ma ancora più significativo è il dato relativo alla concentrazione del business: lo 0,85% delle partite Iva totali dichiara ricavi superiori ai 7 milioni di euro (per lo più società di capitali) e detiene circa il 66% del giro d'affari totale. In altre parole, due terzi dell'attività produttiva italiana (dichiarata) è in mano a meno dell'1% di soggetti economici. (A.D.M.)