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Grecia fuori dall'Euro? Ecco quanto costerebbe all'Italia

L'uscita di Atene dall'Eurozona potrebbe risolversi positivamente per la Grecia, ma avrebbe conseguenze diverse per le restanti economie dell'Euro. La Germania ne uscirebbe incolume, mentre per l'Italia e altri Paesi più fragili il conto sarebbe più salato

Pubblicato il in Soldi

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Sempre più spesso si parla dei possibili scenari economici che si aprirebbero a seguito di un'eventuale uscita di Atene dalla zona Euro. Conseguenze di rilievo, che tuttavia non avrebbero il medesimo impatto tra i Paesi dell'Eurozona. A farne le spese in modo più marcato sarebbero le economie più fragili: Portogallo, Spagna e Italia.

Il destino della moneta unica nell'Ellade dipende dall'esito delle imminenti elezioni politiche: se vincerà la coalizione della sinistra radicale di Alexis Tsipras, la Grecia formerà un governo che non accetterà ulteriori sacrifici imposti dalla Unione Europea e molto probabilmente si aprirà il ritorno alla Dracma.
Un' ipotesi che, se confermata, potrebbe comportare un vantaggio economico per la Grecia, ma nasconderebbe anche problemi di gran lunga maggiori per i Paesi che rimarrebbero nell'area euro. Che verrebbero ripartiti in modo diverso.
La dinamica è spiegata in un articolo de La Voce.info, partendo dall'ipotesi che i creditori istituzionali concedano alla Grecia un periodo di tregua di dieci anni seguito da un pieno ripagamento dei debiti nei successivi venti anni, a un tasso di interesse dell'1,5 per cento. "Un tasso di interesse dell'1,5 per cento rappresenta un sussidio straordinario per un paese i cui titoli attuali vengono scambiati con rendimenti superiori al 25 per cento: in termini di valori attuali rappresenterebbe un haircut di più dell'80 per cento attraverso la ridefinizione del debito ufficiale. Ma i rendimenti sui titoli del settore privato sono oggi così elevati perché tutti i crediti del settore pubblico sono di fatto divenuti senior rispetto a quelli del settore privato.
Per lo Stato tedesco, tuttavia, un tasso di interesse dell'1,5 per cento rappresenterebbe il costo che affronterebbe per rifinanziare i suoi diritti sulla Grecia e dunque non comporterebbe alcun haircut. Ciò implica che se la Grecia fosse in grado di ripagare il suo debito nel corso di trenta anni a un tasso dell'1,5 per cento, la Germania potrebbe alla fine non registrare alcuna perdita rispetto alla sua esposizione. La tavola mostra che le sole, piccole, perdite per la Germania deriverebbero dalla esposizione residuale delle banche tedesche.
Tuttavia, la maggioranza dei paesi dell'Eurozona dovrebbe sopportare un peso gravoso, dato che hanno costi di rifinanziamento ben più alti. Per esempio, Italia e Spagna dovrebbero partecipare all'operazione per un ammontare che in termini di Pil è simile a quello della Germania: circa il 4 per cento del Pil. Ma dato che i costi di rifinanziamento per Spagna e Italia sono ora sopra il 6 per cento l'anno, da un'operazione di questo genere ricaverebbero una perdita di circa il 60 per cento (in termini di valore attuale).
L'ironia della situazione attuale è che il paese con la maggiore esposizione  e che in larga parte detta la politica sulla Grecia è anche quello che probabilmente alla fine della vicenda perderà meno, lo 0,3 per cento del Pil. Il peso reale di un'uscita della Grecia ricadrebbe in modo sproporzionato sui paesi più deboli dell'Eurozona , che sarebbero investiti dal "doppio" colpo dell'effetto contagio e di costi fiscali diretti, che per loro sarebbero dieci volte maggiori, a circa il 2,2 per cento del Pil.".

(Fonte tabella La Voce.info, calcoli su dati Bis, Bce e Efsf).