Niente Iva e Irpef al 5% per l'ex dipendente che si mette in proprio. Come cambiano i 'minimi'

in Tasse
L'ex regime dei contribuenti minimi cambia nome e (in parte) funzione. Ora si chiama "regime fiscale di vantaggio" e servirà anche a sostenere chi perde il lavoro e vuole proseguire la stessa attività in forma autonoma. E' l'ultima tappa della trasformazione subita dal cosiddetto "forfettone", cioè il regime fiscale agevolato per i lavoratori autonomi con un fatturato annuo non superiore a 30mila euro che dal 2008 godono di una tassazione agevolata. Ora si riduce la platea dei destinatari e la durata, ma aumenta il vantaggio fiscale.

La manovra del luglio 2011 - uno dei due provvedimenti economici estivi dell'ex governo Berlusconi - aveva modificato il regime di favore  per le partite Iva "povere" ponendo condizioni più strette per accedervi e soprattutto una scadenza temporale di 5 anni. Ora una circolare dell'Agenzia delle Entrate conferma che l'agevolazione si applica a chi si mette in proprio dopo aver lasciato - non per sua volontà - un lavoro dipendente.

I vantaggi

L'agevolazione fiscale è consistente:
  imposta forfettaria, che sostituisce Irpef e Irap, del 5% per i primi 5 anni di attività (prima era del 20% ma senza limiti temporali). Il limite temporale non vale per gli under-30 e l'agevolazione quindi si estende fino ai 35 anni d’età;
  niente Iva, né a debito né a credito (cioè scaricabile), e obblighi contabili ridotti al minimo, esenzione dagli studi di settore e dalle comunicazione per lo spesometro.

I requisiti

Le condizioni oggettive restano quelle già previste per il regime dei minimi:
  non avere compensi annui superiori a 30.000 euro;
•  non avere spese per beni strumentali (affitti, attrezzi da lavoro ecc.) superiori a 15.000 euro;
  non avere dipendenti o collaboratori (a progetto o occasionali);
  non vendere all'estero e non distribuire utili ai soci.

Ma la legge di riforma prevedeva altre due condizioni soggettive precise:
  il soggetto non deve aver esercitato nei 3 anni precedenti attività d’impresa, professionale o artistica;
  la nuova attività non deve essere una prosecuzione di un'attività uguale ma svolta sotto altra forma (ad esempio non ha diritto all'agevolazione chi prima faceva lo stesso lavoro come dipendente o Cocopro).

Non c'è divieto di prosecuzione per chi viene licenziato

Proprio su quest'ultimo punto interviene la recente circolare delle Entrate che, richiamando il provvedimento attuativo della manovra, precisa che il limite "non opera laddove il contribuente dia prova di aver perso il lavoro o di essere in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà". In sostanza se si viene licenziati non vale più il divieto di prosecuzione dell'attività lavorativa precedente.

La circolare stessa fa un esempio chiarificatore: "Un ingegnere idraulico lavoratore dipendente che abbia perso il lavoro o sia stato collocato in mobilità per cause indipendenti dalla propria volontà può senz'altro avvalersi del regime agevolato, anche se esercita l'attività di ingegnere idraulico sotto forma di lavoro autonomo"

In questo caso - sottolinea l'Agenzia delle Entrate - non c'è chiaramente "finalità elusiva", cioè non si cambia pelle solo per pagare meno tasse. (A.D.M.)