Rating alla sbarra. Dalle banche ai risparmiatori: gli effetti rovinosi del 'downgrading'

in Soldi
"Come ampiamente atteso e anticipato, questa notte la scure di Moody's si è abbattuta su 15 grandi banche internazionali". La notizia è di quelle che fanno tremare i mercati e si aggiunge ai numerosi altri verdetti negativi emessi dalle agenzie di rating nel corso degli ultimi mesi nei confronti di banche, società, Stati, enti locali nel valutare la loro affidabilità creditizia, ovvero la capacità di rimborsare il debito.
I downgrading targati Moody's, Fitch, Standard & Poor's non rappresentano solo un danno all'immagine del soggetto giudicato ma hanno un impatto su tutta l'economia del sistema: i rating più bassi costringeranno le banche a pagare tassi di interessi più alti per finanziarsi, emettendo obbligazioni e titoli a tassi più alti, perdendo così la fiducia da parte degli investitori. Le banche hanno a loro volta bisogno di finanziamenti per sopravvivere e le garanzie che vengono loro chieste per ottenere liquidità hanno un costo inversamente proporzionale al grado di solvibilità dell'istituto. Se il valore dei titoli emessi diventa carta straccia, l'intero sistema bancario rischia il collasso, come avvenne quattro anni fa con il crac di Lehman.
In questi casi le conseguenze possono essere disastrose, come scrive Federico Rampini su Repubblica "Nelle banche ci sono i depositi dei risparmiatori. Le banche hanno linee di finanziamento aperte con le imprese, se ne chiedessero precipitosamente la restituzione sarebbe l'economia reale ad essere travolta. Le banche sono anche grossi acquirenti alle aste dei titoli pubblici: è il canale di trasmissione che dalla malattia del credito può ripercuotersi fino alla solvibilità di interi Stati sovrani".

E' lecito chiedersi come sia possibile attribuire tanto potere a tre società private, dal cui giudizio sembra dipendere la sorte di interi Stati. Si va dalle teorie cospirative (c'è chi parla di complotti angloamericani per scardinare definitivamente Eurolandia), al buon senso di chi ritiene sbagliato ignorare completamente il messaggio che giunge dai rating. Un segnale che dovrebbe mantenere la portata di un campanello di allarme, non di un diktat che rischia di portare con sé profezie con il micidiale potere di autoavverarsi.

Le voci che esprimono perplessità o si ribellano a quella che è stata definita la 'dittatura del rating' sono sempre di più numerose, non ultima la Banca Centrale Europea che per contrastare lo strapotere dei 'big three' sarebbe in procinto di allentare le regole sulle garanzie.
Ma anche in questo caso sonni tranquilli non li garantisce nessuno: paletti più laschi nel definire i criteri di accesso ai finanziamenti per le banche significa anche abbassare la guardia sulla diffusione di quei prodotti più esposti al rischio, di cui le banche europee già hanno piene le tasche, quali sono i derivati.