Addizionale comunale, aliquota massima per le grandi città. Quanto aumenterà l'Irpef locale

in Tasse
L'Imu non basta. Per i bilanci disastrati di molti comuni italiani l'addizionale Irpef è un salvagente a cui non si può rinunciare. Così, tra le amministrazioni cittadine che hanno già emanato le relative delibere, quasi la metà ha aumentato l'aliquota dell'addizionale e molti hanno introdotto l'aliquota massima dell'8 per mille (0,8%). Tra questi Torino, Genova, Palermo, Catanzaro che si aggiungono a Trieste, Ancona e Potenza che l'avevano già dal 2011. Diverse città - come Milano, Venezia e Cagliari - prevedono invece aliquote differenziate in base al reddito e aree di esenzione (anche ampie come i 33.500 euro di reddito minimo di Milano). In controtendenza Firenze, dove l'addizionale scende.

Ma la corsa al rialzo è appena iniziata. Un decreto ministeriale ha prorogato al 31 agosto il termine per l'approvazione dei bilanci comunali preventivi e quindi anche dell'aliquota dell'addizionale Irpef. Ma degli oltre 8mila comuni italiani, più di 1.800 hanno già deciso e il segnale è chiaro: l'addizionale comunale aumenta. Secondo i dati registrati, al momento, dal Dipartimento delle Finanze, quasi mille sindaci hanno innalzato l'aliquota, 88 comuni che prima non l'avevano hanno introdotto l'addizionale. Come rileva Il Sole 24 Ore, in base alle delibere comunali già approvate, l'aliquota media sale 5,24 per mille rispetto al 4,55 per mille del 2011 con un incremento del 15%.

Cos'è l'addizionale comunale Irpef

Come dice la parola, è una quota aggiuntiva delle imposte sui redditi per le persone fisiche che i comuni hanno la facoltà di imporre per le loro necessità di bilancio. L'addizionale comunale si aggiunge a quella regionale.

Soggetti passivi. Sono tenuti a pagarla tutti coloro che sono soggetti all'Irpef (quindi non le imprese o le persone fisiche esenti).

Base imponibile. Si calcola sulla base dei redditi imponibili Irpef al netto delle detrazioni e dei crediti d'imposta.

Aliquote. Oltre una quota fissa uguale per tutti i comuni, decisa dal ministero delle Finanze, ogni comune può aggiungere una sua quota "di compartecipazione" all'addizionale fino a un'aliquota massima dello 0,8%. Le aliquote possono essere anche diversificate in base al reddito e in questo caso devono seguire gli stessi scaglioni previsti per le aliquote Irpef ordinarie.

Le città

In concreto - rileva sempre Il Sole 24 Ore - "gli effetti cambiano da città a città, e dipendono dalla situazione di partenza e dalla scelta di differenziare o meno l'aliquota in base al reddito dichiarato (...): a Parma, per esempio, un contribuente con reddito da 20mila euro lordi annui ne girava 80 al Comune con le vecchie regole e ne devolverà 160 con le nuove. Lo stesso livello raggiunto a Torino, che allo stesso contribuente nel 2011 chiedeva 100 euro" (guarda le città in dettaglio).