Stangata Imu, con il saldo l'imposta aumenta fino all'80%

in Tasse
Per i contribuenti che pagano l'Imu il peggio deve ancora arrivare. Gli aumenti d'imposta, rispetto all'acconto, potrebbero raggiungere l'80%. La sorprese sono attese con il saldo finale, quello di dicembre, quando dovranno adeguare gli importi agli eventuali aumenti di aliquota decisi dai Comuni.  In questo caso, uno studio elaborato da Confedilizia sulle case date in affitto, emerge che gli incrementi rispetto alla prima rata versata potranno essere notevoli: in alcuni casi, come per Roma, Napoli, e Perugia raggiungerebbero anche l'80%.
Secondo i calcoli effettuati dall'Ufficio studi della Confedilizia, l'applicazione della maggiore aliquota deliberata dai vari Comuni, rispetto a quella base uniformemente adoperata per la prima rata e pari al 7,6 per mille, avrà effetti molto pesanti, soprattutto per chi ha affittato con contratti 'liberi' (il classico "quattro più quattro").

Il rischio è che l'imposta conduca effetti scorraggianti sui locatori: costretti a devolvere una cospicua fetta del canone in tasse, potrebbero decidere di  lasciare piuttosto gli appartamenti sfitti oppure di aumentare considerevolmente gli affitti. O peggio, i proprietari di case potrebbero essere tentati di affittare "in nero", ottenendo un effetto contrario agli obiettivi e all'impegno del Governo nella lotta all'evasione fiscale.

Il Corriere ricorda che la maggiorazione dell'esborso dell'imposta da Ici a Imu è determinata oltre che dall'aumento dell'aliquota, dall'incremento del 60% della base imponibile, dovuto alla variazione del moltiplicatore da applicare alla rendita catastale.

Un esempio di calcolo

Se si prende ad esempio un affitto "calmierato" (cioè in base a criteri fissati dagli accordi territoriali fatti tra le associazioni degli inquilini e quelle della proprietà edilizia) e come campione un immobile di categoria A/2, cinque vani, in zona semiperiferica, nelle città di Roma, Napoli e Perugia, dove per la seconda rata si applicherà un'aliquota del 10,6 per mille, l'aggravio rispetto alla prima rata sarà del 79%. A Roma, partendo da una rendita catastale di 787,60 euro, se la prima rata è stata di 503 euro, la seconda sarà di 900, per un totale di 1.403 euro. Contro una rata di Ici per un'abitazione simile era di 190 euro.

A Napoli, stesso discorso: partendo da una rendita catastale di 800,51 euro e da una prima rata di 511 euro, ci si ritrova a settembre con 915 euro, per un totale di 1.426. A Napoli una rata di Ici per un'abitazione simile valeva 294 euro.

Passando ai contratti "liberi" le cose peggiorano. Lo studio di Confedilizia pubblicato dal Corsera individua peggioramenti della seconda rata Imu pari al 79% a Roma, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Venezia e Perugia, tutte città in cui l'aliquota applicata sarà quella del 10,6 per mille. Ma anche a Milano, dove l'aliquota sarà del 9,6 per mille, il saldo salirà del 53%.