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Acquisti online, 'con il Mac la vacanza è più cara'. Software spioni e bufale nostrane

A disposizione delle aziende di e-commerce software sempre più sodfisticati che 'tracciano' la disponibilità economica degli utenti. Tra la personalizzazione dell'offerta e 'prezzo ad hoc' il passo è breve. Il tema sollevato da l'Economist

Pubblicato il in Soldi

vacanze mac user
Capire le intenzioni e la disponibilità economica di un potenziale cliente è fondamentale per chi vende. In molte trattative condotte de visu, il venditore formula la propria offerta in base agli elementi raccolti sulla propria controparte.
Se pensate che queste dinamiche agiscano solo sugli acquisti condotti nel mondo tangibile e che lo shopping online garantisca uguale trattamento per tutti, vi sbagliate.
Come riporta The Economist, infatti, oggi sono disponibili per i siti di e-commerce sofisticati software in grado di determinare la disponibilità economica degli acquirenti e l'eventuale fretta o l'incertezza per concludere l'acquisto. Ma non solo, le informazioni che vengono tracciate e raccolte dalla nostra navigazione sono molteplici: tipo di computer, età, gusti, sesso, residenza e soprattutto una stima sulla capacità del portafoglio dell'utente.

L'autorevole settimanale britannico ha condotto un'indagine rivolgendosi ai siti che offrono viaggi online. Tra tutti, Orbitz ha ammesso di differenziare l'offerta, avendo avuto occasione di rilevare che gli utenti Mac generalmente sono disposti a spendere fino al 30% in più rispetto ai pc users, quindi a loro vengono segnalati pacchetti più costosi, resort e alberghi di gamma medio-alta.

Fin qui, nulla di illecito, si chiama personalizzazione dell'offerta (o search content retargeting) poiché, come rilevano indagini e luoghi comuni, chi possiede un Mac ha una capacità di spesa più alta e tendenzialmente preferisce servizi più esclusivi.
Tralasciando il complottismo di alcune testate che hanno riportato la notizia in toni allarmanti (se prenoti la vacanza con il Mac, paghi di più), il passo che conduce dal mostrare all'utente quello che potrebbe interessargli maggiormente, ai rincari applicati in base al profilo tracciato da software spioni, potrebbe essere breve.
In passato Amazon aveva provato a vendere alcuni prodotti a prezzi differenti in base al browser utilizzato dagli utenti per valutare se ci fosse una connessione con la capacità di spesa. Il trucco fu sventato da alcuni acquirenti e il sito di Jeff Bezos fu costretto a pagare ingenti rimborsi.
La partita è aperta e si gioca sul filo della tracciabilità dei dati raccolti dai nostri browser. Dipenderà anche dagli utenti imparare a navigare in incognito e mantenere alta la guardia per evitare che il Grande Fratello diventi realtà.