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Ombrelloni in sciopero: esplode la guerra per le concessioni

Gli stabilimenti balneari si oppongono alla direttiva che prevede aste pubbliche per l'assegnazione delle concessioni. Difesa di un privilegio o di un diritto?

Pubblicato il in Soldi

sciopero ombrelloni
Una guerra silenziosa si sta consumando da anni sulle spiagge italiane, tra gli stabilimenti balneari, il governo e l'Europa, sul tema delle concessioni demaniali marittime. Lo sciopero degli ombrelloni indetto oggi in oltre 30mila bagni è solo il primo degli appuntamenti di protesta - annunciano i bagnini della riviera romagnola - per chiedere al governo una legge nazionale alternativa alla 'direttiva Bolkestein', la normativa comunitaria che prevede le aste delle concessioni demaniali con scadenza ogni 6 anni, a partire dal 2016.
La protesta è sostenuta anche da Italia dei valori, che ha presentato una proposta di legge per escludere l'applicazione della Bolkestein in Italia.

L'Unione Europea ha infatti aperto una procedura di infrazione contro il nostro Paese per la mancata applicazione della direttiva che prevede l'obbligo di aste per assegnare le concessioni, così come succede in tutta Europa. Mentre in Italia avviene quasi automaticamente, con la trasmissione di un titolo pluridecennale. Come denunciano gli ambientalisti, l'Italia possiede un "tesoretto" di sabbia che lascia al Demanio solo qualche granello: un metro di costa vale dai 7 euro in Sardegna, che vanta ben 848 chilometri di costa balneabile, ai 116 euro dell'Emilia Romagna, che sfiora i cento chilometri di spiagge, mentre la quota media nazionale riscossa supera di poco di poco i 24 euro (i dati, riferiti al 2009, provengono dall'agenzia del Demanio).

Dietro alle spiagge ci sono interessi economici enormi: tante grandi aziende desiderano metterci le mani per costruire i loro villaggi turistici, e il piccolo stabilimento balneare a conduzione familiare rischia di scomparire sopraffatto dalla presenza di soggetti economicamente più forti. Ai bagni Ilva, Giacomo, Cicca (sul cui sito si legge che lo stabilimento balneare è una tradizione di famiglia dal 1895) potrebbero sostituirsi le strutture volute dalle multinazionali del turismo balneare.

E' giusto mettere in discussione la continuità delle concessioni demaniali? I dubbi sono leciti e il dibattito è aperto.