Spending review, non è finita. A settembre nuove misure: le anticipazioni. E intanto lo Stato vende palazzi per 1,5 miliardi

in Soldi
Tagli senza fine. La spending review, nella sua prima versione appena diventata definitiva, ne prevede già per 25 miliardi, ma per Mario Monti non bastano. D'altronde i dati dell'economia sono deprimenti: con un Pil al -2,5% annuo, il debito pubblico si fa sempre più insostenibile e il premier studia la "campagna d’autunno" con nuovi interventi anti-debito già a partire da settembre.

Quello che preoccupa infatti è la montagna di soldi che lo Stato deve ai suoi creditori (dai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie, agli Stati esteri): più di 1.960 miliardi, che significa quasi il 125% in rapporto al Pil. Per avere la garanzia di poter essere "onorato", il debito di un paese non dovrebbe superare un certo rapporto con la ricchezza prodotta dallo stesso paese, il Pil appunto. Secondo il "Patto di stabilità", l'accordo che sta alla base dell'euro, questo rapporto non doveva superare il 60%. Siamo oltre il doppio. E l'andamento dello spread non ci aiuta certo.

Anche l'Europa del resto ci impone una rapida riduzione del debito. Le nuove regole prevedono un abbattimento del 5% all’anno della parte che eccede il 60% del rapporto col Pil (cioè circa il 3% di debito in meno ogni anno). E per chi non lo fa, sanzioni pesanti e addio scudo antispread.

Le nubi autunnali

Sono diverse le proposte per comprimere il debito "monstre". Per ora siamo alle ipotesi, sulle quali Monti sta raccogliendo i primi consensi delle forze politiche. Ma già dal primo Consiglio dei ministri di settembre potrebbero essere formalizzate. Tra queste ci sono:

• la vendita di immobili pubblici, peraltro già iniziata;
• la rivalutazione delle concessioni (es. stabilimenti balneari);
• la cessione di partecipazioni quotate (es. Enel, Eni, Finmeccanica) e non quotate (es. Poste italiane);
• l’obbligo per le casse previdenziali dei professionisti di aumentare la quota di investimenti in titoli di Stato;
• la tassazione una tantum del 25%, e poi a regime del 20%, dei capitali illegalmente tenuti in Svizzera (resta da capire come possa essere individuata la base imponibile);
• incentivi e disincentivi fiscali per allungare le scadenze del debito.

Sul fronte dei tagli di spesa veri e propri, si parla di riduzione dei finanziamenti ai partiti e ai sindacati e di altri capitoli di spesa. E non manca la leva fiscale: sulle tasche dei cittadini incombe sempre lo spettro del taglio delle agevolazioni fiscali.