Conti segreti in Svizzera, si avvicina l'accordo con l'Italia per i capitali 'esportati'

in Tasse
Patto di 'Rubik', il dado è tratto? I nodi da sciogliere per definiere lo storico accordo che punta a regolarizzare i conti bancari segreti detenuti da cittadini italiani nelle banche svizzere sono ancora numerosi, ma la trattativa tra l'Italia e la Confederazione si avvicina a ritmi serrati alle battute finali. Sulla scia di quanto già avvenuto con Austria, Gran Bretagna e Germania.

In ballo c'è un accordo che consentirebbe da una parte all'Italia di regolare questa annosa questione, spesso ritenuta un aspetto cruciale dell'evasione fiscale, e dall'altra alla Svizzera di perforare un'altra breccia nell'accerchiamento che da anni il paese sente di subire sulle accuse di facilitazione dell'evasione tramite il suo sistema bancario. In pratica, Berna si impegna a raccogliere le tasse per conto del governo di Roma sui conti degli italiani nelle banche svizzere. In cambio gli istituti elvetici potranno continuare a garantire ai propri clienti l'anonimato e a negare l'accesso automatico alle informazioni.

Gli interessi per l'Italia
In base allo schema già usato negli accordi con gli altri tre paesi, l'Italia otterrebbe innanzitutto il versamento di una aliquota una tantum per sanare le irregolarità pregresse, che sarebbe una percentuale dell'ammontare dei conti segreti di cittadini italiani in Svizzera. Poi ci sarebbe la parte di accordo relativa al futuro, in cui entrerà in vigore un sistema impositivo sui redditi prodotti da questi conti, prelevati dalle autorità elvetiche e girati all'Italia, in base a parametri di tassazione simili a quelli che gravano sui conti bancari in Italia.
Gli italiani titolari di conti in Svizzera potranno scegliere se dichiarare le loro posizioni, regolarizzandole, oppure restare anonimi ma subire comunque le conseguenze dell'accordo. Oppure migrare verso nuovi paradisi.

Gli interessi per la Svizzera
Questi accordi bilaterali per la Svizzera sono uno strumento per svincolarsi dalla necessità di sottoporsi in futuro, in base alle regole Ocse, a sistemi automatici di interscambio di informazioni.
Con l'accordo, inoltre, la Svizzera chiede per le sue banche possibilità di accesso al mercato della penisola equivalenti a quelle che le banche italiane hanno in Svizzera.
Last but not least, l'accordo prevederebbe anche un ritocco alla questione dei frontalieri: ad oggi dalle tasse sui redditi prodotti da residenti italiani che lavorano in Svizzera, viene girato all'Italia un 38 per cento circa. Che il Ticino vorrebbe ridurre a meno della metà.

Le cifre in gioco
Di cifre su quanti siano i fondi detenuti da clienti italini in Svizzera, le autorità confederali non ne fanno. Tuttavia alcune indicazioni si possono ottenere dagli aggregati generali del settore bancario: i fondi detenuti da clienti stranieri di tutto il mondo nelle banche svizzere ammontano a circa 650 miliardi di franchi, o 520 miliardi di euro.
I conti di clienti italiani sono solo una frazione di questa somma, si ipotizza tra i 130 e 150 miliardi di euro. Immaginando un'aliquota del 20%, arriviamo a un gettito che oscilla tra i 26 e i 30 miliardi di euro.

Pro e contro

L'intesa viene vista in modo positivo dal ministro dell'Economia Vittorio Grilli, che ha confermato l'accelerazione sulla trattativa. "Non c'è motivo per credere che questo obiettivo non sia possibile, abbiamo visto che gli accordi fatti (dalla Svizzera) con la Gran Bretagna e la Germania sono approvati in sede europea, questo è il sintomo che le regole sono state rispettate".
Ma, c'è chi non lesina le critiche alla "sanatoria". Tra questi, come segnala l'inchiesta di Altreconomia (riportata in video), l'organizzazione indipendente britannica Tax Justice Network, da anni impegnata contro l'impunità dei paradisi fiscali, che ha definito questi accordi bilaterali come una "truffa" che mina lo scenario ideale tratteggiato dall'Ocse: lo scambio automatico d'informazioni tra autorità fiscali dei singoli Paesi.
Anche l'Associazione bancaria italiana (Abi) esprime qualche perplessità in merito all'accordo che "mal si concilierebbe" con "gli sforzi compiuti per la realizzazione di un sistema di controlli basato sulla tracciabilità".