I Sindaci: sbloccare i fondi o pronti a sforare il patto di stabilità. I vincoli previsti per i Comuni

in Soldi

"Rotonda incompiuta causa patto di stabilità". E' quanto si legge sul cartello che campeggia da pochi giorni ai margini di un cantiere sulla strada provinciale 123, tra Macerone e Bulgarnò, provincia di Cesena. Il Comune ha dovuto sospendere i lavori per la realizzazione di due rotatorie stradali, per evitare di sforare il tetto di spesa per gli investimenti imposto agli enti locali dal patto di stabilità. “Il paradosso è che per queste due opere, come per molte altre pronte a partire, le risorse sono già disponibili, ma non possono essere utilizzate proprio a causa dei limiti stabiliti dal patto, reso ancor più severo dalla disposizione entrata in vigore il primo gennaio che obbliga le amministrazioni pubbliche a pagare entro 30-60 giorni dal ricevimento delle fatture”, riporta il Comune cesenate in una nota.


Il caso è rappresentativo di una realtà condivisa da numerose amministrazioni locali che, paradossalmente, pur disponendo del denaro per finanziare nuove opere, di fatto non possono farle eseguire altrimenti non potrebbero pagare le imprese per rispettare quel limite dettato dal patto di stabilità.
La cifra della discordia ammonta a 9 miliardi di euro. E' l'importo che attualmente risulta "blindato" dal patto di stabilità interno e che i Comuni chiedono venga sbloccato dal governo per poter pagare le imprese (che rischiano il fallimento) e ricominciare a fare investimenti.
In una fase di grave crisi economica mettere in pagamento oltre 9 miliardi di euro sarebbe una discreta boccata di ossigeno per centinaia di piccole imprese.
Se ciò non dovesse accadere i Sindaci si dicono pronti a 'disubbidire', aderendo alla proposta dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che ha invitato tutti i comuni a effettuare i pagamenti alle imprese con una delibera simbolica che rinvia a una giornata 'Oggi pago' da definire. E a sostegno delle proprie ragioni, le fasce tricolori hanno indetto una manifestazione di protesta per il prossimo giovedì 21 marzo a Roma.


Cosa prevede il Patto di stabilità interno per gli Enti locali?
Scrive Matteo Barbero su LaVoce.info: "il Patto di stabilità interno è lo strumento a disposizione dello Stato per garantire che gli enti territoriali (Regioni, province e comuni) diano il loro contributo al risanamento dei conti pubblici. È stato introdotto alla fine degli anni Novanta, non a caso in coincidenza con l’avvio dell’euro. Da allora, ha subito continue modifiche, fino a trovare un assetto più o meno stabile solo nell’ultimo quinquennio. Oggi, il Patto di stabilità interno segue regole diverse per le Regioni (cui sono imposti limiti massimi di spesa) e per gli enti locali, che devono rispettare obiettivi espressi in termini di “saldo” fra entrate e uscite". Il saldo è dato appunto dalla differenza tra il totale delle entrate correnti e il totale dei pagamenti per investimenti e degli impegni delle spese correnti (cui si applica uno specifico coefficiente: agli enti che avranno speso di più negli anni precedenti sarà richiesto uno sforzo maggiore).
Nonostante la necessità condivisa da tutte le forze politiche di una revisione complessiva del Patto, i buoni propositi sono finiti in un nulla di fatto. E non si è neppure riusciti a scongiurare l’estensione del Patto di stabilità interno ai piccoli comuni, prevista da una norma del Governo Berlusconi del 2011, in vigore ormai 1° gennaio di quest’anno. Con medesima decorrenza è inoltre scattato per tutte le pubbliche amministrazioni l’obbligo targato Ue di pagare entro 30 giorni, 60 per le Asl, gli ospedali e le imprese pubbliche. Una chimera, nell’attuale contesto della finanza locale, dove i ritardi medi nei pagamenti pubblici si aggirano sugli otto mesi.
Le regole del Patto di stabilità interno per il 2013 per Comuni e Province sono disciplinate dalla Legge di stabilità 2013 (n. 228, 24 dicembre 2012).